Beh, vale la pena soffermarsi per un altro momento ancora sul discorso degli "imbecilli internettiani", sollevato qualche giorno fa da Umberto Eco e ripreso da quest'ultimo nella classica bustina di Minerva di questa settimana. Anche perché, sostanzialmente, è il tema del mio precedente post su questo blog, risalente a quindici mesi fa.
In effetti Eco si affanna ora a precisare alcune cose sulla faccenda, visto che il "telefono senza fili" dei social (e ti pareva), ma anche della stampa, ha alterato alcuni particolari, in primis il fatto che la questione "imbecilli" non era stata oggetto della lectio magistralis bensi' di una risposta data durante la successiva conferenza stampa. Particolare, alla fine della fiera, trascurabile, ma che invero tradisce come anche la stampa tradizionale non sia immune da un certo tasso di "imbecillità" (si prenda la parola dal punto di vista etimologico: debole, senza "bastone" - baculus - su cui appoggiarsi, quindi "vacillante").
E la memoria va a qualche episodio "locale", intendo dire di "vacillamento", della stampa cartacea che parla della città di Mottola e dei suoi dintorni. Uno, occorso qualche settimana fa, riguarda la scomparsa del maestro mottolese Pietro De Mitis. Per uno strano equivoco, quasi tutti i giornali hanno riportato la notizia che il De Mitis fosse stato falciato da un pirata della strada. Notizia poi rivelatasi del tutto falsa, con tanto di rettifica del giorno dopo. Episodio che, pero', ha portato qualcuno, sui social network, ad affermare che non ci si deve fidare dei giornali. Sic et simpliciter. E troppo semplicisticamente, aggiungerei.
Gli altri, più che episodi, li definirei "situazioni endemiche". Si tratta, da un lato, dell'abuso di comunicati stampa effettuato dalla comunicazione locale: il punto di vista, sulla collina, è quasi sempre quello delle voci ufficiali, che di sicuro elogiano se stesse. Imbecilli che non vacillano.
Dall'altro lato (eccesso opposto) dall'«abuso di posizione dominante» di certuni opinionisti che, forti di poter vantare l'occupazione delle colonne di qualche giornale, diffondono punti di vista quantomeno opinabili, conditi pure con una prosa che lascia a desiderare (ma pretendere una bella penna, a Mottola, è pretendere la luna). Ma cosa ho detto di nuovo? Disgraziatamente, me ne lamentavo già nove anni fa. E anche otto anni fa. Rassegnarsi è la soluzione?
Va bene, forse è meglio tornare a Umberto Eco. Nella bustina di Minerva di precisazione, mi ha colpito la seguente frase:
Addirittura, qualcuno aveva riportato che secondo me in rete hanno la stessa evidenza le opinioni di uno sciocco e quelle di un premio Nobel [...]
Perché mi ha colpito? Prima di tutto, perché anche a un premio Nobel puo' capitare di avere opinioni imbecilli. Lo stesso Eco specifica che non esistono "imbecilli assoluti": "Nessuno è imbecille di professione (tranne eccezioni)"...
E poi perché ho ritrovato lo stesso concetto in un libro che, da me comprato qualche anno fa, stavo giusto leggendo ieri.
Non si tratta di un... Nobel per la letteratura, ma di un volume di Beppe Grillo, Prendiamoci il futuro (Rizzoli 2010). Non voglio soffermarmi, pero', sulla frase che ho sottolineato (vi si possono aprire un mare di discussioni, alle quali si puo' rispondere indirettamente con il contenuto della bustina di Minerva di Eco) quanto al resto del libro.
Ebbene, oggi - addi' 30 giugno 2015 - si puo' pronunciare l'eresia che, al netto di qualche enorme baggianata (tipo quella della biowashball) e di tante, tante parolacce, il libro di Grillo del 2010, che parla di ecosostenibilità, di impatto dei rifiuti, di vivibilità urbana, riletto a cinque anni di distanza, offre tanti spunti interessanti (anche per la città di Mottola)? Oppure si rischia di essere tacciati di "grillismo", di filo-sfascio e di opposizione-a-tutti-i-costi?
Datemi almeno il credito che, in rete, è concesso a un imbecille.

